Aggiornamento su “CAVEZZO” la meteorite caduta a Capodanno

Cari Amici,

il Dr. Daniele Gardiol (INAF), responsabile del progetto PRISMA, ci ha inviato questo comunicato sulla meteorite caduta a Cavezzo (MO), 1 gennaio 2020, e ci ha dato l’autorizzazione di condividerlo con voi.

Viene riportata la classificazione definitiva di “CAVEZZO” (Condrite L5 anomala) e sono ricordate altre caratteristiche che rendono questa meteorite ancor più straordinaria (unica, di 64.000 meteoriti catalogate, ad essere classificata in questo modo; prima meteorite italiana tra le 20 meteoriti mondiali ritrovate grazie ad una rete di monitoraggio dei Cieli).

Troverete anche una cartina aggiornata delle camere PRISMA distribuite in Italia (vi ricordo che Meteoriti Italia ne ha una piazzata presso la Scuola Mineraria di Agordo) ed una foto del pezzo principale della “CAVEZZO” che, purtroppo, mostra una pratica da non fare mai: tenere in mano una “meteorite fresca” senza proteggerla dal contatto con la pelle.

Ringraziamo il Dr. Gardiol per il suo supporto e, a voi, Buona Lettura.

Cavezzo, cade la 42ª meteorite italiana

Mercoledì, 1 gennaio 2020, alle 19:26 (ora locale), un superbolide esplode nei cieli del modenese.

Ben 8 postazioni di PRISMA registrano l’evento e, dall’immediata analisi di dati, risulta che il meteoroide esploso è sufficientemente grande per avere scaricato a Terra delle meteoriti e che la zona di caduta (strewn field) si trova nei pressi di Cavezzo.

Il 2 gennaio l’INAF (Istituto Italiano di AstroFisica), titolare del progetto PRISMA, informa le autorità e la popolazione della zona di caduta sulla possibilità che ci siano delle meteoriti, su come riconoscerle e su come comportarsi in caso di ritrovamento.

Il pomeriggio del 4 gennaio, 68 ore dopo la caduta, Pimpa, una cagnetta meticcia di 11 anni che accompagna Davide Gaddi lungo l’argine del fiume Secchia, annusa un piccolo sasso che ha un odore nuovo e si blocca.

Davide, una persona straordinaria di cui vi parlo in un’altra sezione del sito, torna su suoi passi per controllare la cosa che ha destato l’interesse di Pimpa e vede che si tratta di un piccolo sasso, nero all’esterno e grigiastro all’interno; le stesse caratteristiche che, come indicato nei comunicati dell’INAF, caratterizzano le meteoriti.

Fig 1: Davide Gaddi e la Pimpa sul luogo del ritrovamento del primo campione. Foto dal sito della Gazzetta di Modena

Raccolto il campione, Davide ispeziona il terreno circostante per vedere se ci sono altri sassi simili e, a qualche metro dal punto di ritrovamento, trova un campione simile al primo ma più grosso.

Interrotta la passeggiata Davide, con il numero fornito dall’INAF, fissa un incontro con il coordinatore delle prime ricerche, prof. Romano Serra del Dipartimento di Fisica dell’Università di Bologna, famoso esperto di meteoriti e curatore del “Museo del Cielo e della Terra” a San Giovanni in Persiceto.

Alla vista dei campioni Romano Serra conferma la loro natura extraterrestre, notifica l’avvenuto ritrovamento all’INAF ed ai responsabili di PRISMA e, con il benestare di Davide Gaddi, prende in consegna i due campioni.

Fig 2: I due campioni di “CAVEZZO” nel laboratorio del Prof. Romano Serra. Foto Romano Serra per PRISMA

Alla mattina del 5 gennaio la prima squadra di ricerca diretta dal Dott. Albino Carbognani, responsabile del calcolo delle orbite degli oggetti registrati da PRISMA, si raggruppa presso l’Osservatorio Astronomico “Geminiano Montanari” di Castelvetro che è situato proprio nell’area della caduta.

Fig 3: Parte della squadra di ricerca riunitasi presso l’Osservatorio Astronomico. A sx, in alto, il Dott. A. Carbognani affiancato dal Sindaco di Cavezzo. Sulla dx, in bass,o M. Facchini responsabile dell’Osservatorio. Le persone in divisa sono elementi della Protezione Civile che ci hanno aiutato con le ricerche. Foto dal sito: Sul Panaro.net.

Prima di partire per il punto del ritrovamento dei due campioni, il Dott. Carbognani illustra le zone dello strewn field dove svolgeremo le ricerche ed io, avvalendomi del kit didattico di Meteoriti Italia assemblato con campioni di “ČELJABINSK”, “BENSOUR” e “KHENEG LJOUAD” per evidenziare le caratteristiche di una meteorite rocciosa “fresca”, segnalo ai ricercatori meno esperti gli aspetti più caratterizzanti per individuare altri campioni di “CAVEZZO”.

Fig 4: Il Dott. A. Carbognani illustra la zona di ricerca. Foto dal sito: Sul Panaro.net
Fig 5: La squadra si allinea per svolgere le ricerche in maniera sistematica. Foto A. Carbognani, PRISMA.

Arrivati sull’argine del Secchia, troviamo il Prof. Romano Serra che ci mostra i due campioni di “CAVEZZO” che consegna al Prof Giovanni Pratesi ed al Dott. Vanni Moggi Cecchi, dell’UFI, incaricati delle analisi.

La squadra composta da una trentina di persone si mette subito al lavoro e, anche se a fine giornata non si registrano ritrovamenti, è stato bellissimo vedere come un gruppo di persone così eterogeneo abbia lavorato così unito per trovare altri campioni da consegnare agli studiosi.

Fig 6: Alcuni dei componenti della squadra di ricerca. Al centro D. Gaddi con Pimpa affiancati dal Dott A. Carbognani e dal Prof. R. Serra. A sx il Prof G. Pratesi e il Dott. V.M. Cecchi dell’UFI e a dx il Dott F. Bernardi di SpaceDys. Foto dal sito della Gazzetta di Modena.
La sera del 5 gennaio le due meteoriti sono già presso i laboratori dell’Università di Firenze, portati dal Prof. Giovannni Pratesi e dal Dott. Vanni Moggi Cecchi che hanno anche partecipato alle ricerche sul campo . Sono stati fatti dei calchi della meteorite principale usando la tecnologia “3D Scanning” che oltre alla forma prende in considerazione anche l’spetto del campione creando una copia praticamente identica all’originale. La sezione sottile, necessaria per la classificazione della meteorite, è stata preparata utilizzando la meteorite più piccola. Una parte del campione è stata subito inviata ai laboratori di Torino per la rivelazione degli isotopi cosmogenici (es:Scandio 47; Calcio 47) che, dato il loro “Tempo di Dimezzamento” (Half Life) molto breve, dopo pochissimo tempo (giorni/settimane) non si possono più misurare. Queste misure servono per sapere quanto tempo è trascorso dal momento che il meteoroide che ha generato le meteoriti “CAVEZZO” si è staccato dal corpo genitore fino a quando alcuni suoi frammenti sono arrivati sulla Terra. La conferma della presenza degli isotopi cosmogenici serve anche ad assicurare che la meteorite recuperata sia proprio quella generata dal superbolide visto il 1° gennaio e non una “meteorite fresca” qualunque con già molte settimane di presenza sulla Terra e caduta in chissà quale paese straniero (anche pe la Meteoritica le frodi sono sempre in agguato) Dei campioni sono stati mandati anche in Inghilterra per le analisi degli isotopi dell’ossigeno presenti nella meteorite. Le variazioni delle abbondanze degli isotopi di Ossigeno 16O; 17O e 18O presenti nelle meteoriti sono molto utili per chiarire i processi chimici e fisici che sono intervenuti durante la formazione del Sistema Solare e, con queste analisi, sarà possibile determinare con sicurezza la classe di appartenenza di questa nuova meteorite italiana. La “Brexit”, ed adesso il Corona virus, stanno ritardando il completamento di queste ultime analisi e così la “CAVEZZO” non appare ancora nel “Meteoritical Bulletin Database” dove le meteoriti italiane ufficiali continuano ad essere 41 Vi allego comunque la tabella delle meteoriti italiane che ho aggiornato con “CAVEZZO” e, anche se il “MTB” indica 41, le meteoriti ufficiali italiane adesso sono 42.