“CAVEZZO” Una bella storia e qualche divagazione

“CAVEZZO” Una bella storia e qualche divagazione

Quella che vi sto per raccontare è la storia di uno straordinario evento che ha coinvolto scienziati, studiosi, mezzi di comunicazione, autorità comunali, Protezione Civile, cittadini comuni ed anche un cane, la Pimpa.
In tempi normali non ci sarebbe stato bisogno di raccontarvi questa storia troppo bella per essere dimenticata ma, poco dopo il verificarsi dell’evento, il COVID 19 è esploso in tutta la sua virulenza con sofferenze, lutti, lacrime e polemiche che hanno fatto dimenticare agli Italiani che a Capodanno, a Cavezzo (MO), è caduta una meteorite.

1 gennaio 2020, per quanto riguarda le meteoriti l’anno inizia con il “botto”.
Era quasi la mezzanotte del 1 gennaio 2020 quando ricevo una e-mail dal Dott. Daniele Gardiol, il responsabile del progetto P.R.I.S.M.A., inviata a tutti gli aderenti al progetto per avvisarli che alle 19:26:54 (ora locale) 8 camere della rete hanno registrato l’entrata in atmosfera di un superbolide che è esploso nei cieli del modenese. Secondo i calcoli ricavati dalle postazioni di Bedonia, Cecima, Felizzano, Loiano, Navacchio e Rovigo, la zona di caduta delle possibili meteoriti, lo strewn field, generate dall’esplosione di questo corpo di origine asteroidale, dovrebbe trovarsi nell’area di Disvetro, frazione a nord ovest di Cavezzo.
Prima di continuare la narrazione bisogna che vi spieghi cosa è PRISMA dato che è merito di questo progetto se la nostra storia ha un bellissimo lieto fine.

P.R.I.S.M.A. un importante progetto scientifico che va completato ma che è già funzionante.
P.R.I.S.M.A. è l’acronimo di Prima Rete Italiana per la Sorveglianza Sistematica di Meteore e Atmosfera
Il progetto vuole monitorare tutto quanto arriva dallo Spazio, sia i bolidi con le eventuali relative meteoriti, sia i rifiuti spaziali (space junk). Consiste in una rete di camere “all-sky” che, posizionate opportunamente, registrano quanto avviene in una determinata porzione di Cielo . Per ogni oggetto che arriva a Terra dallo Spazio si determina la provenienza, calcolandone l’orbita, e si circoscrive la zona d’atterraggio permettendone il recupero.
Il progetto PRISMA, intrapreso dall’INAF (Istituto Nazionale di AstroFisica) nel 2016 in collaborazione con il progetto francese FRIPON, intende monitorare i nostri cieli tramite una rete di postazioni PRISMA che, con una distanza massima di 100km una dall’altra, copriranno tutto il territorio nazionale.

Fig 1: L’attuale distribuzione delle camere PRISMA in Italia. I pallini blu sono le postazioni francesi di FRIPON che integrano la copertura a Nord-Ovest (Foto dal sito di PRISMA)

Le postazioni di PRISMA, vedi foto, consistono di una camera “all-sky” e di un computer che deve essere collegato ad una rete internet che assicuri la trasmissione dei dati al centro di raccolta. Quest’ultimo requisito penalizza le zone montane dove, fintanto che l’Italia non avrà una rete adeguata, la collocazione della camera sarà più legata all’allacciamento alla rete che alla ottimizzazione della copertura di Cielo richiedendo così molte più camere di quelle normalmente necessarie.

Fig 2: Camera “all- sky,” computer e modem; i componenti di una postazione PRISMA.( Foto: PRISMA-INAF)

Il costo per allestire una postazione si aggira sui 2.000 euro, cifra che ha permesso a parecchie scuole, università, associazioni, gruppi astrofili e società private di poter aderire al progetto installando postazioni di PRISMA nelle loro proprietà. In questo modo moltissimi cittadini, pur non appartenendo alle Istituzioni competenti, sono direttamente coinvolti nello sviluppo e nella gestione di un importante progetto scientifico.
Inoltre, se opportunamente addestrati, alcuni di questi cittadini potranno diventare i punti di riferimento per le squadre che andranno sul campo a recuperare le meteoriti cadute nelle zone di loro competenza.
Questo bel esempio di “Scienza partecipata” o, come si usa adesso, di “Citizen Science”, rende popolare un progetto altamente scientifico che altrimenti, come troppo spesso accade, avrebbe interessato solo gli addetti ai lavori.
Meteoriti Italia APS è stata una delle prime associazioni ad aggregarsi al progetto ed ha anche finanziato l’installazione di una postazione PRISMA presso l’Istituto di Istruzione Superiore “U.Follador” di Agordo (BL).

Fig 3: La camera “all-sky” di PRISMA installata presso l’IIS “U. Follador” Agordo, BL. (Foto arch. Meteoriti Italia)

Adesso che vi ho spiegato cos’è PRISMA ritorniamo alla nostra storia.
Parecchi cittadini di Cavezzo e dintorni notano il bolide però, essendo il primo giorno dell’anno, pensano sia solo un altro dei tanti fuochi d’artificio sparati per festeggiare il nuovo anno.
I più, però, non si accorgono di niente e, tra i tanti, c’è anche Davide Gaddi che, nel primo pomeriggio, era rientrato a casa dopo aver passato l’ultimo dell’anno in montagna per essere lontano dai botti che avrebbero impaurito la Pimpa, la sua inseparabile cagnetta.
Questa ultima notizia, non un gran che come fatto di cronaca, mi serve sia per introdurre Davide, l’eroe della nostra storia che insieme alla Pimpa ha trovato i primi, ed al momento unici, campioni di “CAVEZZO”, sia per sottolineare l’attenzione di Davide per il benessere della Pimpa, che sta alla base del loro efficace rapporto di collaborazione.

2 gennaio 2020
Dopo il messaggio del Dott Gardiol era impossibile andare a letto e così, come tanti altri appassionati di meteoriti inseriti nel progetto PRISMA, ho passato la notte alternando ricerche su cartine stradali, per localizzare Cavezzo e Disvetro, e navigazioni in rete, per verificare se ci fossero altre novità sulla caduta.
La notte è passata veloce; il difficile è stato aspettare che arrivassero le 9:00 (non volevo disturbarlo prima) per poter chiamare il Dott. Gardiol ed avere più particolari sulla caduta.
Le notizie che ricevo sono elettrizzanti: le registrazioni sono ottime, i calcoli dei vari esperti di orbite concordano, i dati riguardanti l’ablazione subita dal meteoroide nell’attraversare la fascia atmosferica ci confermano che sono cadute delle meteoriti, piccole, ma sicure; bisogna organizzarci per andarle a recuperare al più presto.
Tutto perfetto tranne la data, 2 gennaio, che ci ostacola nell’organizzazione delle ricerche perchè molti dei possibili componenti della squadra hanno appena ripreso le attività dopo le vacanze natalizie e hanno difficoltà a chiedere un permesso.
Altro problema è che lo strewn field si trova presso l’argine del Secchia e la nebbia, ai primi di gennaio, oltre a ridurre al minimo le ore di visibilità utili per cercare piccoli sassi scuri tra erbe gelate e terra arata, può essere così fitta da scoraggiare i volontari che, per loro fortuna, non sono pratici di guidare con visibilità ridottissima.
Recuperare una meteorite appena caduta è una cosa rara e di un grandissimo valore scientifico pertanto, preoccupati che possibili nevicate ritardino di troppi giorni le ricerche l’INAF, tramite i media locali e regionali, allerta subito la popolazione sulla possibilità di trovare una meteorite spiegando anche come riconoscerla e come comportarsi in caso di ritrovamento.
Qui devo fare un’altra divagazione perché, per dare le linee guida in caso di ritrovamento di una meteorite, è stata utilizzato una slide che Meteoriti Italia aveva preparato proprio per una presentazione a PRISMA. Bella pubblicità per la nostra associazione e graditissimo riconoscimento.

Fig 4: La slide di Meteoriti Italia usata da PRISMA per dare le direttive su come comportarsi nel caso di ritrovamento di una meteorite appena caduta. (Foto arch. Meteoriti Italia)

ortunatamente a Disvetro, proprio nello strewn field, c’è l’Osservatorio Astronomico ”Geminiano Montanari” ed il direttore, sig. Mauro Facchini, viene incaricato dall’INAF a fare, temporaneamente, il coordinatore delle ricerche. Per una rapida identificazione del materiale raccol si rende disponibile il Dott. Romano Serra, del dipartimento di Fisica ed Astronomia dell’Università di Bologna, studioso e cacciatore di meteoriti di fama internazionale, curatore del “Museo del Cielo e della Terra” situato a San Giovanni in Persiceto (BO), 30km dalla zona di caduta.
Queste due combinazioni positive, che hanno sicuramente favorito il lieto fine della storia, ci indicano il tipo di organizzazione necessaria affinché, una volta posizionate tutte le camere PRISMA, sia creata anche una rete di persone preparata che, in caso di una caduta, siano in grado di coordinare subito delle ricerche in qualsiasi luogo del suolo nazionale.

Fig 5: L’Osservatorio Astronomico “G. Montanari” in località Disvetro a Cavezzo (MO). (Foto da sito dell’Osservatorio)

3 gennaio 2020
Continua da parte dell’INAF l’azione di sensibilizzazione per stimolare la popolazione della zona dello strewn field a ricercare le possibili meteoriti cadute a Capodanno. Si inizia a formare la squadra di ricerca ufficiale e, visti gli impegni lavorativi di molti di quelli che sono stati contattati, PRISMA decide che le ricerche inizieranno domenica, 5 gennaio, con appuntamento presso l’Osservatorio “G. Montanari” alle ore 08:00.
Gli organi di informazione locali continuano ad allertare la popolazione sulla possibilità di trovare meteoriti e, tra tutti, ricordiamo l’impegno di “sul Panaro.net”, diretto dalla giornalista Antonella Cardone che, avendo un grandissimo seguito nella zona, è stato fondamentale alla divulgazione delle informazioni di INAF.
Davide Gaddi, il nostro eroe, è al lavoro che ha ripreso già dal 2 gennaio dopo la pausa natalizia.

Chi è Davide Gaddi
Davide è un giovanotto di Mirandola (MO), prossimo alla cinquantina, grande sportivo, molto impegnato nei progetti di solidarietà. Lavora come responsabile di magazzino in un famoso salumificio del modenese e, nel tempo libero, alterna lunghe pedalate in solitaria, o con pochi al seguito perché va forte, con passeggiate assieme alla PIMPA, una cagnetta meticcia di quasi 12 anni che fa squadra con Davide senza bisogno di guinzaglio o di richiami.

Fig 6: Davide Gaddi, in tenuta da allenamento, incontrato nel pomeriggio del 6 gennaio sotto l’argine del Secchia. (Foto arch. Meteoriti Italia)
Fig 7: Davide Gaddi e Pimpa, in posa per foto, durante una passeggiata. (Foto arch. Meteoriti Italia)
Fig 8: “Favola Gran Riserva” L’ORIGINALE. Gli ingredienti e la foto di una eccellenza italiana. (Foto dal sito: mortadellafavola.it del Salumificio Mec Palmieri Spa)

Nel 2015, per sostenere l’acquisto di un pulmino per i disabili, Davide percorre in bicicletta la tratta Palermo-Trieste e, per aiutare i bambini di un orfanotrofio del Nepal colpito dal terremoto del 2015, dal 30 aprile al 23 maggio 2016 percorre in bici un micidiale anello da Mirandola a Mirandola toccando varie località quali Adria, Trieste, Erto, Arabba, Bolzano, Sondrio, Como, Aosta, Torino, Genova, Firenze, Fanano; 2000km con dislivelli giornalieri di anche 2000m.
L’1 giugno 2018, per aiutare i ragazzi disabili di una Azienda Agricola Sociale, è partito in bici da Trieste per Capo Nord raggiunto il 29 giugno.
Tutte queste imprese con spese di viaggio a carico suo e tutti i soldi raccolti devoluti alle varie iniziative promosse!
Lo stesso impegno lo mette nel lavoro e, oltre ad essere un serio professionista, è anche un entusiasta promotore delle eccellenze prodotte dalla azienda dove lavora.
Grazie a Davide io, e molti altri ricercatori di meteoriti andati a Cavezzo, abbiamo appreso dell’esistenza, e degustata, quella che penso sia la quintessenza della mortadella: “Favola, Gran Riserva, Palmieri”. Poiché molti di voi potrete diventare recuperanti o, addirittura, cacciatori di meteoriti, attività che comportano anche tanti pasti a base di panini, vi allego le informazioni di questa straordinaria mortadella che, anche se non troverete meteoriti, vi soddisferà con la sua squisitezza.

4 gennaio 2020, il giorno del ritrovamento
Nel primo pomeriggio di sabato Davide e Pimpa vanno a farsi una passeggiata sugli argini del Secchia.
Camminano sul sentiero in cima all’argine e alle 14:45, quando sono in prossimità dell’ex Spirity Club, la Pimpa si blocca annusando il terreno. Davide, quando si accorge che la Pimpa si è fermata, la richiama ma la Pimpa non risponde anzi si mette in ferma puntando a terra un mucchietto di sassi e rifiuta di allontanarsi.
Colpito dallo strano comportamento di Pimpa, Davide ritorna sui suoi passi e scopre che l’attenzione di Pimpa è rivolta ad un sassolino nero, diverso dagli altri sassi vicini e lo raccoglie. Il pezzetto, che poi sapremo pesare 3.6g, viene avvolto su un fazzolettino di carta ed i due riprendono la passeggiata. Davide, ricordando quanto sentito sulla possibilità di trovare meteoriti che si presentano con una crosta quasi nera in netto contrasto con i sassi chiari della zona, telefona all’amica giornalista Antonella Cardone del “sul Panaro.net”, chiedendole il nome e l’indirizzo email della persona di PRISMA da contattare. Avuta l’email del Dott. D. Gardiol, responsabile del progetto PRISMA, lo contatta scrivendogli che, con la collaborazione di Pimpa, ha raccolto un pezzetto di sasso con caratteristiche simili a quanto descritto dal comunicato dell’INAF. Gardiol informa Davide che all’indomani sarebbe arrivata in loco la squadra ufficiale di ricerca supervisionata da un tecnico di PRISMA però nel frattempo, per verificare se il campione raccolto è una meteorite, potrebbe contattare il Dott. R. Serra che si trova in zona con un gruppo di ricercatori.
Ricevuta la risposta ed avuto il numero del Dott. Serra, Davide si accorge di non avere più carica sul cellulare pertanto decide di ritornare alla macchina per ricaricarlo.
Ritornando con Pimpa verso la macchina, a meno di una decina di metri dal luogo del ritrovamento, si incrociano con la camionetta degli incaricati della sicurezza degli argini e, per lasciare libero il passaggio, Davide e Pimpa si spostano sulla zona erbosa a lato del sentiero verso il fiume. Mentre Davide controlla che Pimpa stia ferma durante il passaggio della camionetta vede, tra l’erba, un altro sasso scuro, questa volta più grande, 51,7g, che raccoglie e mette dentro uno dei sacchettini che ha sempre con sé per raccogliere le cacche della Pimpa. Ve l’avevo detto che Davide è uno di quelli bravi.
Questo secondo ritrovamento è avvenuto alle 16:26 e, prima di ritornare alla macchina, Davide fa una rapida ricerca in zona per vedere se ci sono altri campioni.
Raggiunta la macchina e ricaricato il cellulare, Davide può finalmente chiamare Romano Serra, che è ancora in zona, e concordano di incontrarsi presso il cimitero di Disvetro.
L’incontro è andato più o meno così: Romano Serra, come arriva Davide, gli chiede di fargli vedere il campione (Il Dott. Serra ancora non sa del secondo ritrovamento) e come ha in mano il sassolino trovato da Pimpa, capisce subito di avere in mano una meteorite che è arrivata a Terra da poco più di 70 ore.
L’emozione è tanta ma viene parzialmente mascherata con una alternanza di occhiate a Davide ed alla meteorite che mandano Davide in fibrillazione.
Finalmente il verdetto: il sassolino trovato dalla Pimpa è una meteorite.
A questo punto Davide, con un magistrale colpo di teatro, tira fuori il secondo campione e dice : “Dottor Serra allora anche questo pezzo qui dovrebbe essere una meteorite”. Romano Serra, pur con tutta la sua riconosciuta esperienza sulle meteoriti, alla vista del secondo campione penso sia andato in fibrillazione almeno quanto Davide mentre aspettava il suo responso. Un giusto pareggio di fortissime emozioni.

Fig 9: I due campioni della meteorite “CAVEZZO” trovati da Davide e Pimpa. (Foto da Media INAF)

In serata Davide e Romano vanno sul luogo del ritrovamento e da qui si separano dopo che Davide, con grande senso civico (ma su questo ritorneremo), consegna le due meteoriti a Romano perché le custodisca fino all’indomani quando arriverà a Cavezzo la squadra di recupero coordinata da PRISMA.

Nino Creta, la prima persona che ho incontrato a Cavezzo
Mentre succedeva questo io, partito nel tardo pomeriggio da Feltre, stavo arrivando al casello di Reggiolo Rolo (A22) l’uscita che, vista la pochissima nebbia incontrata in autostrada, avevo scelto per raggiungere Cavezzo.
Scelta sbagliatissima perché, non avendo considerato che la SP8 scorre lungo l’argine SX del Secchia, ho dovuto affrontare un crescendo di nebbia che non avevo più visto da quando lavoravo nei pozzi per l’estrazione del gas a Cortemaggiore.
La nebbia mi aveva stravolto tutti gli orari così, quando sono arrivato a Cavezzo all’agriturismo “Corte degli Angeli” il proprietario, Nino Creta, mi stava aspettando sul portone preoccupato che avessi avuto un incidente.
Il mio stupore per così tanta attenzione deve aver eguagliato quello del gestore nel vedere cosa avevo dentro la macchina.
Un “recuperante di meteoriti”, questo è il ruolo dei volontari coinvolti nelle ricerche coordinate da PRISMA, deve essere pronto a lavorare per alcuni giorni in qualsiasi tipo di terreno ed in qualsiasi condizione di tempo. Bisogna caricare in macchina indumenti e calzature di tipologie e quantità sufficienti (non dimenticate mai anche un buon paio di stivali di gomma al ginocchio), attrezzature dedicate alla ricerca ed al recupero, tutta la cartografia che si riesce reperire sulla zona delle ricerche, binocolo, bastoni magnetici da usare solo quando i primi campioni di una nuova meteorite sono già stati trovati, e un buon bastone multiuso per spostare erbacce, girare zolle, smuovere arbusti, verificare la consistenza del suolo e la profondità dell’acqua, aiutare il cammino nei terreni scoscesi e molto altro.
Tutto questo era nella mia macchina e, dato che sono anche un divulgatore che vuole far conoscere le meteoriti, in macchina c’erano pure depliants, cartoline, pubblicazioni sulle meteoriti e sul loro riconoscimento più 2 valigette in alluminio con il logo di Meteoriti Italia, parte della nostra collezione didattica che porto sempre con me quando vado a “recuperare meteoriti”.
Ci presentiamo e Nino, vedendo la mia riluttanza a riaffrontare la nebbia, si offre di portarmi a cena con la sua macchina e aggiunge:” Se sei venuto per cercare la meteorite guarda che l’hanno già trovata questo pomeriggio”.
Frase magica. La stanchezza del viaggio sparisce e, per tutto il viaggio alla trattoria, sottopongo Nino ad una raffica di domande sul ritrovamento della meteorite.
Durante la cena ci siamo conosciuti meglio e così ho saputo che Nino, originario di Lucera, finito il Liceo, si era iscritto all’Università di Medicina a Bologna. Lo spirito di avventura e gli ardori giovanili lo avevano però spinto ad abbandonare gli studi per intraprendere la carriera di Fotografo di Moda dove, per 30 anni, ha mietuto successi in varie parti del Mondo.
Nino è difficile da catalogare, ha una vasta cultura, è interessato ad un sacco di cose e passa indifferentemente dal ruolo di gestore dell’agriturismo a quello di “Mago Nino” dove fa oroscopi e da consiglia di vita.

Fig 10: Nino nei panni di “Mago Nino”. (Foto archivio Nino Creta)

Comunque sia Nino è una gran bella persona, gentilissimo e pronto ad aiutare e già quella prima sera a Cavezzo, dopo avermi portato a cena, mi ha portato anche davanti all’Osservatorio Astronomico di Disvetro, dove la mattina dopo si sarebbe riunita la squadra di ricerca di PRISMA, ed in località ex Spirity Club dove, sull’argine, erano state trovate le 2 meteoriti.
Peccato che la nebbia fosse talmente fitta da avere difficoltà anche a scorgere l’argine.
Nino, durante la cena, mi aveva anche raccontato che era stato testimone della frantumazione del bolide e, usciti dalla trattoria, mi aveva fatto vedere il punto in cui si trovava quando vide il bolide. Non capita spesso di avere un così affidabile testimone della caduta di un bolide e così, quando sono andato via da Cavezzo, gli ho chiesto di spedirmi una nota con la sua testimonianza e questo è quanto ho ricevuto:

Sono Nino Creta dell’agriturismo Corte degli Angeli.
La sera del 1 gennaio 2020, ero appena uscito dal Ristorante Pizzeria Torre 3 di Loretta Belloni, in via Pertini 6, San Possidonio(MO)quando, arrivato allo stop di via Concordia, ho visto una lunga scia luminosa cadere giù dal cielo verso terra in direzione Ponte Motta.
Ho pensato a una sola cosa: una stella cadente esprimendo un desiderio.
Uno spettacolo davvero affascinante che mi ha lasciato a bocca aperta:
per lunghi secondi il cielo si è schiarito con una scia gialla e rossa, enorme.
il giorno dopo ho scoperto che in quella zona era stata trovata una meteorite.
In questi giorni ho voluto provare anch’io l’emozione con l’esperto Umberto Repetti di cercare la meteorite.”

Un gran bella testimonianza della caduta che aiuta a completare la storia di “CAVEZZO”.

5 gennaio 2020, un esempio per le future ricerche di nuove meteoriti
Durante la notte navigo in rete per trovare conferma del ritrovamento e sul sito di “sul Panaro.net” trovo tutto quanto mi serve. C’è anche una intervista a Romano Serra e le foto dei due campioni recuperati.
Da quel che si vede sembra trattarsi di un qualche tipo di condrite e così prelevo dalle valigette della nostra collezione didattica i campioni di “ČELJABINSK”, “BENSOUR” e “KHENEG LJOUAD”, condriti recuperate pochi giorni dopo la caduta, che farò vedere ai recuperanti prima di iniziare le ricerche.
Qui serve una divagazione su come prepararsi “mentalmente” per andare a recuperare meteoriti.

Cercare meteoriti è un po’ come andar per funghi
Quando nelle nostre presentazioni parliamo di come cercare le meteoriti usiamo come esempio la ricerca di funghi, una attività che quasi tutti conoscono e che richiede comportamenti simili a quelli che devono avere i recuperanti di meteoriti.
Tanto per capirci: la ricerca di funghi si fa quasi sempre su terreni altrui pertanto è necessario rispetto delle proprietà e permessi; se si trova un porcino, o altro fungo importante, bisogna setacciare tutta la zona per vedere se ce ne sono altri; l’unico strumento che serve è un paio di occhi esercitati alla ricerca e collegati con le immagini dei funghi da raccogliere che sono registrate nel nostro cervello.
Quest’ultimo accorgimento, fondamentale per una raccolta di successo, permette che ci si concentri solo sui funghi che ci interessano così, tralasciando tutti gli altri, possiamo procedere più velocemente aumentando quella che sarebbe stata la nostra area di ricerca se fossimo stati attratti da tutti i funghi incontrati.
Per le meteoriti valgono le stesse raccomandazioni ma, se per i funghi è molto facile immagazzinare le immagini delle specie che vogliamo raccogliere (fruttivendoli, supermercati e vetrine di ristoranti, in stagione, espongono tantissimi funghi delle varietà pregiate) per le meteoriti, specialmente quelle appena arrivate sulla Terra, non è molto facile reperire immagini da registrare nel cervello.
Le immagini piatte sui libri e nei filmati non sono molto efficaci e nella maggior parte dei musei, se ci sono meteoriti esposte, non sono quasi mai di fresca caduta.


Il recuperante, per sperare di aver successo, deve immagazzinare nel suo cervello il maggior numero possibile di immagini tridimensionali di “meteoriti fresche”. Tra i volontari di una squadra di recupero ci può essere chi non conosce le meteoriti ed è quindi indispensabile che tutti i componenti, prima di iniziare la battuta, si familiarizzino con campioni di “meteoriti fresche” e, se c’è già stato un recupero come nel nostro caso, con il tipo di meteorite simile a quella recuperata.
Questa pratica richiede un po’ di tempo, che sarà comunque recuperato sul campo, però evita che la squadra si fermi troppo spesso per rinvenimenti di sassi che non sono meteoriti o, peggio, che la squadra non segnali campioni considerati troppo piccoli rispetto a quello che è l’immaginario collettivo per la misura di una meteorite.
Arrivo all’Osservatorio di Disvetro con gran anticipo e approfitto dell’attesa per ispezionare, stando sulla strada, il bordo del campo che affianca l’osservatorio e che fa parte dell’area di caduta determinata da PRISMA.
Cominciano ad arrivare i componenti della squadra dei recuperanti; il primo è il direttore Mauro Facchini, che apre l’Osservatorio, seguito dai volontari della Protezione Civile che ci accompagneranno in questa prima giornata di ricerca.
L’impiego della Protezione Civile è una buonissima iniziativa ed è auspicabile che si possa avere il loro aiuto anche per le future cadute. Cercare meteoriti con questi ragazzi che conoscono perfettamente il territorio ci evita perdite di tempo per raggiunger i punti di ricerca inoltre, dato che sono conosciuti ed apprezzati dalla popolazione, la loro presenza nella nostra squadra ci fa accettare dai proprietari dei terreni evitandoci la diffidenza spesso incontrata nelle precedenti esperienze di recuperanti.
In poco tempo arrivano tutti i componenti di quella che è la prima squadra ufficiale di recuperanti organizzata da PRISMA. Ci sono il Dr Albino Carbognani, INAF, che ha determinato l’area di caduta ed è il responsabile della squadra; Fabrizio Bernardi, Project Manager di SpaceDys, l’eccellenza italiana che calcola le orbite per la NASA; Maura Tombelli, fondatrice del “Osservatorio Beppe Forti” di Montelupo Fiorentino con Sandro Bartolini, Mirco Pucci equipaggiato con metaldetector, due nipoti Lorenzo e Ludovica di 9 e 3 anni, i più giovani componenti della squadra, ed altri Soci. Ci sono anche alcuni componenti dell’Associazione Astrofili Bolognesi ed altre persone di cui non ricordo i nomi ma che dopo il briefing, pronti per la ricerca, sono stati immortalati nella foto tratta dal sito “sul Panaro.net” qui allegata.

Fig 11: Parte della squadra di recuperanti riunita presso l’Osservatorio Astronomico “Geminiano Montanari”. Da sx, in alto, il Dott. A. Carbognani affiancato dalla Dott.ssa Luisa Luppi Sindaco di Cavezzo, Mirco Pucci, Maura Tombelli e, seminascosto dal sottoscritto, Fabrizio Bernardi. Sulla dx, in baso, M. Facchini responsabile dell’Osservatorio. Le persone in divisa sono volontari della Protezione Civile che ci hanno aiutato con le ricerche. Degli altri, purtroppo, non ricordo i nomi e mi scuso. (Foto dal sito: sul Panaro.net.)

Tra i componenti della squadra c’è anche la Dott.ssa Luisa Luppi, Sindaco di Cavezzo; la sua presenza è un bellissimo esempio ed un forte segnale di come si devono comportare le Autorità Comunali coinvolte con una caduta di meteoriti. Grazie Sindaco.
La riunione non porta via tanto tempo.
Una rapida visione delle meteoriti che ho portato, una breve descrizione dello strewn fied da parte del Dott. Carbognani ed alcune raccomandazioni su come comportarci durante la ricerca e siamo pronti per raggiungere gli altri componenti della squadra che, guidati dal Prof. R. Serra, ci aspettano sull’argine del Secchia nel luogo del ritrovamento.
Fatta la foto di gruppo, la Protezione Civile ci scorta al punto d’incontro e ci indica anche dove parcheggiare le macchine, suggerimento apprezzatissimo perché una macchina “straniera” deve essere parcheggiata sempre nei posti giusti dove non intralci il traffico o chi deve lavorare nella zona. Vi consiglio di seguire questa raccomandazione perchè la popolazione non è sempre cooperativa e un parcheggio nel posto sbagliato può avere conseguenze spiacevoli per le gomme e la carrozzeria della vostra auto.
Sull’argine, oltre a R. Serra, troviamo il Prof. G. Pratesi ed il Dott. V. Moggi Cecchi, Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università degli Studi di Firenze, responsabili della caratterizzazione e classificazione della nuova meteorite, e D. Gaddi con la cagnetta Pimpa, i recuperanti dei primi due campioni.
Tutti questi VIP, pronti ad affrontare i disagi di una battuta di ricerca sperando di poter recuperare altri campioni della nuova meteorite, testimoniano l’importanza che ha una meteorite appena arrivata dallo Spazio e meritano una foto che ricordi la loro partecipazione.

Fig 12: I VIP della squadra dei recuperanti; da SX: G. Pratesi, M. Tombelli, V. Moggi Cecchi, A. Carbognani, D. Gaddi, R. Serra, F. Bernardi. In prima fila Pimpa, la prima recuperante di successo del progetto PRISMA. (Foto arch. Meteoriti Italia)

La squadra è euforica. Romano Serra ci fa vedere le due meteoriti recuperate. Giovanni Pratesi e Vanni Moggi Cecchi, attualmente i massimi esponenti della Meteoritica Italiana, ci evidenziano le caratteristiche principali della nuova meteorite. Davide Gaddi, con la disponibilità che lo contraddistingue, risponde a tutte le domande che gli facciamo sul ritrovamento e Pimpa, l’eroina della storia, accetta complimenti e carezze con il giusto distacco che ci si aspetta da una celebrità.
Iniziano le ricerche. Il gruppo guidato da Romano Serra si cimenta in una ricerca metodica sull’argine dove è avvenuto il ritrovamento ed il gruppo guidato da Albino Carbognani procede con una ricerca sistematica creando una riga di recuperanti, distanziati di 3m, che procede lungo l’asse dell’elisse di caduta che va dalla zona del ritrovamento sull’argine fino all’Osservatorio di Disvetro.
Io sono con questa squadra e, grazie alle raccomandazioni di Albino ed al supporto dei ragazzi della Protezione Civile, constato che riusciamo a mantenere l’allineamento pur essendo la prima volta che lavoriamo assieme.

Fig 13: L’allineamento della squadra in fase di ricerca (Foto Albino Carbognani)

Il pranzo, organizzato dagli amici di Cavezzo, interrompe le ricerche; il cibo è ottimo, la compagnia è straordinaria e, anche se non abbiamo ancora trovato niente, l’atmosfera è festosa.
Prima della pausa ho avuto l’occasione di parlare con Davide Gaddi e, notando un po’ di stanchezza, gli avevo chiesto se tutto era OK e se era meglio che interrompessi le mie domande assillanti.
Vi riporto la risposta di Davide ed il dialogo che ne è seguito così potete capire che persona è Davide e perché sono orgoglioso di essergli diventato amico.

La risposta di Davide Gaddi
“Scusami, il telefono ha suonato tutta la notte tanto che ad un certo punto sono stato costretto a spegnerlo. Non ho chiuso occhio”

“Gente che voleva congratularsi con te?” gli chiedo

“No! Gente che voleva comperare i due campioni! Ho ricevuto telefonate dalla Francia, dall’Est Europa, dagli USA e dall’Italia. L’idea di vendere i campioni non mi aveva neanche sfiorato pertanto sono rimasto stupito delle proposte d’acquisto che s’aggiravano sui 500€/g. A tutti ho risposto che non avevo nessuna intenzione di vendere ed alcuni non hanno più richiamato ma un americano ed un est europeo mi hanno richiamato con offerte sempre in crescendo. Quando ho staccato il telefono, l’offerta dell’americano era arrivata a 1250€/g”.

“Sei stato un galantuomo a rifiutare anche perché ti stavano offrendo una bella botta di soldi” gli dico.

“Umberto io ho comperato un appartamento ed ho un mutuo che durerà parecchi anni ed anche se ho un buon lavoro, sono responsabile del magazzino di un salumificio, 60.000€ mi farebbero molto comodo. Però so, dalle informazioni diramate di PRISMA e dai colloqui con Daniele Gardiol, che una meteorite appena caduta ha un grande valore scientifico ed io non riuscirei mai perdonarmi di aver in qualche modo ostacolato il progresso della Scienza. Quando ho staccato il telefono ero già convinto che avrei dato i campioni all’INAF e quando stamattina ho incontrato Giovanni Pratesi e Vanni Moggi Cecchi, e più tardi, la squadra di recuperanti guidata da Albino Carbognani, la mia decisione si è rafforzata ancora di più. Anche se non avessi ricevuto le informazioni di PRISMA, vedendo tutta questa gente e gli studiosi che si sono mobilitati per i due sassolini che ho trovato con la Pimpa, avrei comunque deciso di consegnarli alla Comunità Scientifica.“

Questo è il mio amico Davide Gaddi, un esempio per tutti quelli che andranno a recuperare meteoriti con le indicazioni fornite da reti di osservazione come PRISMA.
Le ricerche riprendono con la squadra divisa in gruppi. I ricercatori nella zona del ritrovamento si avvalgono anche dell’uso del cercametalli e dell’impiego di un drone mentre gli altri, in gruppi più o meno numerosi, ispezionano zone dello strewn field ritenute promettenti dai calcoli di PRISMA o dalle dichiarazioni di testimoni oculari.
Nessuna altra meteorite viene recuperata e quando la visibilità diventa troppo scarsa per proseguire le ricerche, i recuperanti si separano e ritornano a casa.
Le due meteoriti recuperate da Davide e Pimpa vengono prese in carico da Giovanni Pratesi e Vanni Moggi Cecchi che le portano a Firenze per essere sottoposte alle analisi necessarie per la caratterizzazione.

6 gennaio 2020, si conclude la prima battuta di ricerche
In mattinata sono ancora al punto d’incontro presso l’Osservatorio; non c’è un programma di ricerche predefinito perché non è sicuro il numero dei recuperanti che si presenteranno. Devono raggiungerci anche Giorgio Tomelleri, il più famoso cacciatore di meteoriti italiano e Francesco Moser, esperto e collezionista di meteoriti che collabora con Meteoriti Italia per l’allestimento delle nostre mostre, accompagnato da Manuela.
Tra i primi ad arrivare c’è Francois Colas, Direttore delle Ricerche dell’Osservatorio di Parigi (IMCCE) e uno degli ideatori di FRIPON, la rete francese di sorveglianza del Cielo dalla quale è poi nata PRISMA. Avevo avuto l’occasione di conoscerlo ad un meeting su FRIPON e PRISMA a Belgirate, nel 2017 e, dopo i soliti convenevoli, mi scappa detto: ”Italia batte Francia 1-0” (fino a quel momento la rete FRIPON non aveva recuperato nessuna meteorite) e l’inizio di conversazione si conclude subito. Tranquilli, le relazioni con la Francia si sono riconsolidate quando, come vedrete qui a seguito, Albino, Francois ed io abbiamo passato due ore a pestare fango nella golena.
Quando arriva Albino Carbognani, vista la presenza di Francois Colas ed il numero esiguo dei recuperanti presenti, ci fa andare tutti sul luogo del ritrovamento dove restiamo quasi tutto il giorno per essere sicuri che non ci siano i frammenti che sembrano mancare alla meteorite principale.
Non troviamo meteoriti e, per essere sicuri di non tralasciare niente, Albino decide di estendere le ricerche anche nella zona golenale sotto il luogo del ritrovamento.

Fig 14: La golena”stramaledetta” sotto il luogo dei ritrovamenti. (Foto Albino Carbognani)

Quando Albino ha iniziato le ricerche nella golena io ho finto di non accorgermi ed ho continuato a parlare con Giorgio, Francesco e Manuela. Il giorno prima mi ero avventurato nella golena più per soddisfare le richieste della prostata che per cercare meteoriti. Scelta infelice perché, per avere della privacy, ho dovuto percorrere la golena fino alla sponda del Secchia, tutto su terreno fangoso causa una precedente esondazione.
Albino, che oltre ad essere uno scienziato conclamato è anche un gran camminatore, procede spedito in quel fango stramaledetto e, dopo poco, viene raggiunto da Francois Colas, anche lui incurante del fango ed in più con calzature ed indumenti non adeguati (veramente ammirevole). A questo punto non ho più potuto ignorarli e, a malincuore, sono andato anch’io ad infangarmi. Io, come si usa dire adesso, sono un fanatico delle meteoriti “senza se e senza ma” però quelle due ore passate nella golena hanno messo a dura prova le mie certezze e mi hanno messo fuori uso per il resto della giornata.
Salto il pranzo perché sono troppo infangato per presentarmi al ristorante e, in solitaria, continuo le ricerche lungo un fosso dove continuo a non trovare meteoriti ma mi posso dare una ripulita.
Nel pomeriggio la nebbia si presenta in anticipo e dobbiamo interrompere le ricerche.
La giornata non ha prodotto gran che ma adesso siamo più sicuri che nella zona del ritrovamento non ci siano altre meteoriti.
Lo strewn field è grande e, per le prossime ricerche, ci sono parecchie zone che devono essere battute.

Note finali
Il 7 gennaio, con i recuperanti tornati a casa, io e Nino Creta, il proprietario dell’agriturismo dove alloggio, andiamo ad ispezionare delle serre situate nello strewn field per verificare se ci sono rotture dei teli di copertura che possano essere collegate con la caduta di piccole meteoriti. Nessun risultato
Ormai è ora che anch’io ritorni alla base e, fatto il pieno di tortellini in un pastificio artigianale di Cavezzo, riparto per Feltre.
La prima battuta di ricerche per il recupero della meteorite “CAVEZZO” è stata una esperienza positiva che mi ha fatto imparare parecchie cose e mi ha fatto conoscere molte belle persone e Pimpa, una cagnetta educata e simpaticissima.
L’unica cosa negativa di questa avventura è la conferma che anche nel mondo della Meteoritica ci sono dei loschi figuri (non so come definirli) che, incuranti del valore scientifico di una meteorite appena giunta sulla Terra e monitorata nell’ultimo tratto di volo, non esitano a sborsare un sacco di soldi per dirottarla lontana dai laboratori e inviarla in collezioni private.
Quando sono partito da Cavezzo pensavo che sarei ritornato molte altre volte per fare altre ricerche ma è arrivato il Covid-19 che ha interrotto anche questa attività.
Ci dovrebbero essere ancora altri campioni di “CAVEZZO” sparsi nello strewn field che aspettano di essere recuperati pertanto, quando ritorneremo alla normalità, vedremo di organizzare una importante battuta di ricerca con la supervisione di PRISMA.

Una ultima raccomandazione
Se recuperate una meteorite segnalata da PRISMA, la nostra rete nazionale di sorveglianza dei cieli, questa deve essere consegna all’INAF. Su questo punto ci sono pareri contrastanti perché, per molti, andare a “caccia di meteoriti” o andare a “recuperare meteoriti” è la stessa cosa mentre, come vedremo, le due attività sono molto diverse.
Andare a “caccia di meteoriti” vuol dire molto studio preparatorio per scegliere la zona di ricerca, un considerevole impiego di capitale per attrezzarsi con strumenti idonei per la ricerca e le analisi e, per i “cacciatori” professionisti, spese di viaggio altissime per raggiungere le zone desertiche più promettenti per trovare le meteoriti. I cacciatori di meteoriti sono fondamentali per lo sviluppo della Meteoritica dato che forniscono meteoriti a studiosi e a collezionisti. Per questo servizio devono essere remunerati ed Il valore commerciale delle meteoriti lo decidono loro sulla base del loro lavoro, del capitale investito e della tipologia del campione offerto.
Andare a “recuperare meteoriti”, invece, è recarsi volontariamente in una zona indicata da una Agenzia Nazionale di sorveglianza dei cieli, nel nostro caso PRISMA, per recuperare meteoriti generate da un superbolide che è stato registrato dalle camere della rete e che i tecnici ne hanno definita l’orbita e determinato il luogo di provenienza dallo Spazio. L’unica somiglianza del “recuperante di meteoriti” con il “cacciatore di meteoriti” è che tutti cercano meteoriti però il recuperante, senza impegnare niente di suo tranne il tempo, cerca meteoriti che devono essere consegnate all’autorità competente mentre il cacciatore, che impegna un sacco di tempo e di soldi nella ricerca, può disporne come vuole (naturalmente secondo le leggi del Paese dove sono stati fatti i ritrovamenti).
Le meteoriti, al di là di tutto quanto ci appassiona, sono campioni dei materiali di cui sono composti i Near Earth Objects “NEO”, vale a dire quei Corpi Celesti che orbitano a distanze tali dalla Terra da non escludere la possibilità di un impatto. A seconda delle dimensioni, l’impatto di uno di questi corpi con la Terra può causare danni che vanno da danni locali nella sola zona d’impatto, a catastrofi globali fino a “Game-Over” per tutto.
Negli ultimi 500 milioni di anni sulla Terra sono avvenute almeno 5 estinzioni di massa, con l’annientamento di più del 60% di tutte le specie viventi, causate da impatti e dalle loro concause.
L’impatto con un “NEO” di grosse dimensioni è la catastrofe naturale più devastante che si possa avere sulla Terra però, almeno in teoria, è anche l’unica in cui l’uomo può intervenire per evitarla completamente.

Gli interventi che si possono fare adesso sono solo di mitigazione degli effetti dell’impatto come, esodo di massa della popolazione residente nella prevista zona d’impatto, lo stoccaggio straordinario di viveri per superare la carestia che segue lo sconvolgimento climatico conseguente all’impatto.
Con il censimento ed il monitoraggio dei “NEO” che potrebbero colpire la Terra si sta facendo già della prevenzione però, anche quando il censimento sarà completato, il sapere chi, dove e quando colpirà la Terra non è sufficiente. Per poter programmare un intervento risolutore, come la deviazione o la distruzione dell’oggetto in rotta di collisione con la Terra, è indispensabile conoscerne la struttura.

Dalle meteoriti sappiamo che la struttura dei “NEO” può variare da granulare, poco compatta con peso specifico di 2,1 g/cm³ (residui di comete), a totalmente metallica con peso specifico fino a 8 g/cm³ (nucleo di un asteroide differenziato). Tra queste due strutture estreme ce ne sono molte altre: rocciose fratturate, rocciose via via più compatte e ferro-rocciose.

Per quanto riguarda l’effetto finale dell’impatto non è che conoscere la composizione dell’oggetto impattante ci cambi la vita (più probabilmente il fine vita) però, se vogliamo tentare di deviare o disintegrare il NEO per evitare l’impatto, diventa fondamentale conoscerne la struttura.

Rick Binzel, del MIT (Massachusetts Institute of Tschnology), lo studioso che ha creato la “Scala di Torino”, metodo di classificazione del pericolo d’impatto associato con i “NEO”, spiegando che i dati telescopici per caratterizzare i “NEA” (Near Earth Asteroids) possono essere calibrati dalle meteoriti recuperate dopo averne registrato la caduta, ha affermato: ”..Questa è la nostra prima linea di difesa contro i NEO ”.
Con questa nota spero di aver chiarito perché le meteoriti recuperate secondo le indicazioni di PRISMA devono essere consegnate all’Istituto Italiano di Astrofisica (INAF) ma, per essere sicuro che il messaggio venga recepito, mi rivolgo direttamente a chi sarà coinvolto con il recupero : cittadini volontari e cacciatori di meteoriti.

A tutti i cittadini che hanno a cuore le sorti della Terra e si mobilitano per rallentare il cambiamento climatico, ridurre la plastica, ripulire spiagge, ostacolare i combustibili fossili e tante altre lodevoli iniziative, ricordo che aiutare a recuperare le meteoriti generate da un evento monitorato dalla rete PRISMA non è solo lodevole ma può realmente salvare il Pianeta.

Ai cacciatori di meteoriti voglio invece dire che la loro esperienza di ricercatori sul campo sarebbe preziosissima per il buon esito delle ricerche ma deve essere anche chiaro che, fino a quando non ci saranno campioni sufficienti per soddisfare i fabbisogni dell’INAF, nessun campione potrà essere trattenuto. Poiché ho la fortuna di conoscere molti cacciatori di meteoriti so che questa precisazione non è necessaria comunque, per quelli che mancassero di etica, ricordo che un cacciatore di meteoriti che andasse a procurarsi meteoriti su un nuovo strewn field segnalato da PRISMA farebbe, per restare in tema, la figura del bracconiere cha va cacciare i fagiani nella bandita.

Ed infine una raccomandazione ai collezionisti di meteoriti: ci sono quasi 65000 meteoriti classificate quindi i campioni per costruire una collezione che abbia una importanza scientifica non mancano.

Se volete possedere anche campioni di meteoriti appena cadute tenete presente che è un vezzo molto costoso che porta qualche “ohhh” di meraviglia in più alla vostra collezione senza però aggiungere un equivalente valore scientifico. Se invece cercate di possedere una meteorite recuperata grazie ad una rete di osservazione come PRISMA, siete degli sconsiderati perché, oltre a fare mancare un campione strategico per la salvezza del Pianeta, incentivate anche un gruppo di loschi individui (come quelli che hanno tentato Davide Gaddi) che per denaro sono pronti a privare il mondo scientifico di campioni strategici. In questo malaugurato caso, oltre a portare discredito a tutta la comunità dei collezionisti di meteoriti, fate anche la stessa figura meschina di chi, ai miei tempi, andava a procurarsi l’autoradio da qualche ladruncolo da strapazzo.

Grazie per l’attenzione e a risentirci per il recupero della prossima meteorite che ci segnalerà PRISMA.